Famiglia e scuola
Nell'Aula Magna del Collegio Universitario Celimontano, il 28 marzo 2025 si è tenuto il Convegno organizzato dall'Associazione ASTER cultura, in collaborazione con l'As.Pe.I. e con il patrocinio dell'USR del Lazio.
Ha introdotto i lavori la Presidente Mirella Rossi che, ricapitolando il percorso di riflessione culturale ed educativa fatto dall' Associazione, ha sottolineato come sia arrivato il momento di trovare e percorrere strade da fare insieme, famiglia e scuola per arginare una crisi educativa e culturale sempre più evidente.
Con questa premessa ha dato la parola alla dottoressa Anna Paola Sabatini, Direttore Generale dell'URS del Lazio. Nel suo intervento ha evidenziato una grave problematicità nel rapporto tra famiglia e scuola, dovuto ad una crisi dell'istituzione familiare, che, in molti casi, non è in grado di assumersi in pieno la primaria responsabilità educativa. Questa situazione incide grandemente sul lavoro delle scuole, perché senza la fattiva collaborazione con le famiglie si può espletare solo in parte il lavoro docente, che non è solo di istruzione ma più ampiamente di educazione della persona. La dottoressa ha spiegato che si stanno facendo incontri e studi con le Associazioni delle famiglie, ma che la situazione rimane problematica,
Ha poi preso la parola la dottoressa Veronica Roldan, docente di Sociologia dei processi culturali ed educativi dell'Università Niccolò Cusano, che ha illustrato come già da due decenni si parla di “sfida educativa”: oggi viviamo un'epoca di profonda trasformazione dei modelli familiari e di grande complessità dei rapporti interpersonali. La digitalizzazione ha influito moltissimo in quest'ambito, mettendo in secondo piano la “socializzazione primaria” portando ad una vera emergenza sociale e civile.
E', dunque, necessario recuperare una passione educativa, che si fondi su un progetto antropologico, in cui la persona sia al centro per creare un percorso educativo comune. Dopo gli anni in cui al centro c'era la politica, poi l'economia, poi ancora l'ambiente, ora è il momento di rimettere al centro la persona, nella sua complessità.
La professoressa Anna Canestrella, Dirigente scolastico del Liceo Seneca, ha a sua volta sottolineato le difficoltà che ha la scuola nel coinvolgere i genitori nel percorso educativo dei figli. Molto spesso le famiglie danno alla scuola un “assegno in bianco” che riguarda l'istruzione e la formazione degli studenti, senza che ci sia una vera comunione di intenti, lo stesso “patto di corresponsabilità” viene visto come una carta da firmare insieme alle altre. Questa mancanza di condivisione porta inevitabilmente a perdere l'azione educativa e a sostituirla con eccesso di informazioni, scontri sulla valutazione, confusione di ruoli e di competenze. A questo si aggiunge una vera emergenza di dipendenza dei ragazzi (e degli adulti?) dai social media.
Spunti concreti di azione per affrontare la situazione possono essere la riflessione sul patto di corresponsabilità, il coinvolgimento e la collaborazione dei genitori con la scuola, che è un luogo privilegiato di professionisti della cultura e dell'educazione. La professoressa ha puntualizzato la necessità di utilizzare le molte risorse economiche non solo per la formazione tecnologica e per le strumentazioni, ma per quella pedagogica e culturale dei docenti.
Presentazione di esperienze culturali
La professoressa Alessandra Cafiero a completamento del Convegno, ha presentato due esperienze culturali, una letteraria l'altra artistica, accomunate da un comune denominatore: la cultura per i diritti della persona.
Ci sono documenti importantissimi che definiscono i diritti dell'uomo elaborati nel corso di tre secoli dal 1700, ma è importante precisare che prima dell'elaborazione giuridica esiste un diritto naturale che è valido per ogni tempo e per ogni luogo perché rispetta la persona umana nella sua natura ontologica profonda. Proprio a questi diritti fondamentali si ispirano le due esperienze proposte, convinti del fatto che su questi temi deve essere sviluppata un'azione educativa permanente.
Il libro FINALMENTE FARFALLA è stato scritto nel 2014 dal professor Arturo Carapella, amico e socio dell'Associazione ASTER cultura, Segretario generale dell'As.Pe.I.,
Questo romanzo, racconta una storia vera, la storia di Petra (il nome della protagonista è uno pseudonimo). E' lei stessa che tramite il suo psicoterapeuta il prof. Edoardo Colombo che firma l'introduzione, ha voluto che la sua vicenda fosse raccontata: è una vicenda terribile di violenze fisiche e psicologiche, di abusi che hanno devastato la vita della protagonista. Nel narrare tutto questo si apprezza la delicatezza, il rispetto dell'autore che a fronte di eventi così dolorosi affianca una storia parallela di resilienza, un viaggio faticoso e intenso verso la liberazione e la riappropriazione di se' come essere libero con un diritto inalienabile alla felicità e all'amore. E' contemporaneamente una denuncia, ma anche una testimonianza di speranza. Il professor Carapella è intervenuto raccontando la difficoltà affrontata nello scrivere questa storia così dura, ma la decisione è nata proprio dalla consapevolezza che denunciare è importantissimo e che aprire spiragli di riscatto e di rinascita è possibile.
La seconda proposta culturale riguarda l'esposizione “ARTE PER I DIRITTI UMANI” curata dalla dottoressa Laura Carlodalatri, di cui sono state qui esposte alcune opere. Come si evince dal titolo la mostra vuole promuovere i diritti umani e la consapevolezza su di essi attraverso l'arte. L'arte è quindi uno strumento alto e potente, si può dire universale per diffondere la comprensione dei valori di giustizia, uguaglianza, libertà, stimolando l'opinione pubblica alla riflessione sui valori comuni. La mostra è composta da opere di vari artisti che con varie tecniche ritraggono persone che hanno lottato e che lottano per affermare nei loro paesi i valori di libertà, giustizia, pace uguaglianza. Le opere danno voce a chi ha subito violazioni terribili e ha testimoniato la fede in questi valori subendo prigionia, torture fino anche a morire, come Navalnij morto in un campo di detenzione nell'Artico siberiano, simbolo della resistenza al regime putiniano o la giovane donna iraniana Masha Amini, uccisa per un hijab indossato male.
Questa esposizione, presentata già a dicembre 2024 presso la sala Dionigi della Chiesa Valdese a Roma, può essere proposta anche e soprattutto nelle scuole per aiutare i ragazzi a riconoscere attraverso l'arte le persone come soggetti di speranza e di futuro.
Per quanto riguarda il valore profondamente educativo dell'arte in relazione alla promozione dei diritti umani ci sono documenti dell'ONU, dell'UNESCO e del Consiglio Europeo che ribadiscono quanto detto e che si possono considerare alla base di questa interessante esposizione.
Ha preso la parola dottoressa Laura Carlodalatri, che ha spiegato la genesi di questo progetto, nato dal desiderio di dar voce a chi è stato privato di tutti i diritti, persone di diversi paesi, estrazioni sociali e professionali, accomunati da una persecuzione dovuta alla diversità di idee e convinzioni.











