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Intelligenza Umana tra modernità e tradizione




I lavori del seminario sono stati introdotti dalla prof. Mirella Rossi, presidente dell’Associazione ASTER cultura, che ha spiegato il tema centrale, emerso in seguito al lavoro dei gruppi di studio del 3 luglio e degli incontri con il Comitato scientifico a settembre.

Partendo dall’analisi dei vistosi segnali di crisi presenti nella società attuale, si è vista la necessità di affrontare il rapporto tra l’uomo di oggi e la “civiltà tecnologica “rapporto che oscilla tra toni trionfalistici e il problema angoscioso di sentirsi strumento di un progresso che sembra trascenderlo, ancor più di fronte al modello dell’intelligenza artificiale, che si sta affermando prepotentemente.

In questo seminario vogliamo aprire un’inchiesta sull’intelligenza umana per capire e chiarire  in una serie di incontri che occuperanno tutte la nostra attività del prossimo anno, quale atteggiamento e posizione assumere per essere protagonisti di questo cambiamento e  non certamente vittime inconsapevoli.

Dopo la visione dell’intervista al prof. Paolo Benanti per Vaticannews, è intervenuto l’ingegnere informatico dott. Federico Boarelli che ha dato una serie di interessanti chiarimenti sulle problematiche create dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale, entrata nell’immaginario comune nel 2022 con la presentazione della pubblicazione della prima versione di Chapt GPT, ha guadagnato sempre più spazio sui media e nell’opinione pubblica sia per le sue stupefacenti abilità sia per i quesiti etici e sociali sul suo utilizzo e sul suo futuro.

A questo proposito la Santa Sede ha recentemente pubblicato il documento “Antiqua et Nova” per riflettere su queste implicazioni : nella docu intervista del dottor Paolo Benanti membro del comitato sull’intelligenza artificiale dell’Onu, si discute nel dettaglio sulle prospettive dello sviluppo di questa tecnologia e si sottolinea la profonda differenza con l’intelligenza umana, che non è solo uno strumento di calcolo e di programmazione, ma include tutta la ricchezza e la complessità dell’esperienza umana.

Certamente si è all’inizio di una nuova rivoluzione industriale, la prima in cui la macchina imita il pensare umano, anche se gli attuali modelli di IA generativa non creano novità, ma generano output basati su dati preesistenti. Considerando, però, la straordinaria mole di investimenti economici a sostegno dell’implementazione dell’IA e la velocità con cui si evolve , è prioritario  un dialogo politico globale per garantire che questo sviluppo sia a beneficio dell’umanità intera e non solo di gruppi economici e di potere. La “corsa all’oro” delle aziende private, soprattutto negli USA elude qualsiasi dibattito su timori etici e sociali, sotto la falsa egida di non rallentare la ricerca. Ma già si palesano i primi gravi effetti sul mondo del lavoro, con licenziamenti di massa e molti sono i timori sull’uso senza regole rigide e chiare nel campo militare, scientifico senza etica, per generare unicamente profitto economico per pochi, a discapito di gran parte dell’umanità.

Se è vero che i rischi prospettati sono inquietanti, è altrettanto vero che i benefici possibili sono sbalorditivi, con possibilità finora inimmaginabili nell’ambito della ricerca medica e scientifica, ma anche nell’abbattimento delle barriere linguistiche e culturali che possono favorire l’integrazione tra i popoli.

In conclusione, è evidente la necessità di un dialogo continuo perché l’utilizzo di questa potente tecnologia sia orientata ad amplificare l’intelligenza umana, potenziandone le doti più straordinarie ponendo limiti chiari a tutti i possibili sviluppi che non siano a beneficio esclusivo dell’umanità intera, appianando le differenze e le disuguaglianze che contraddistinguono la nostra epoca.

Si è a questo punto entrati nel vivo del rapporto dell’intelligenza umana tra tradizione e modernità con un breve excursus sulla cultura del primo 900, periodo in cui già si avvertiva in modo molto problematico il contrasto tra progresso scientifico e  una dimensione esistenziale di smarrimento e di angoscia.






La prof. Maria Vittoria Marini Clarelli, storica dell’Arte, ha richiamato l’attenzione sull’avanguardia artistica che per prima ha considerato gli effetti dell’innovazione tecnologica sulla visione del mondo e sugli stili di vita: il Futurismo. Gli artisti che a vario titolo ne hanno fato parte, infatti, sono stati capaci di impostare quasi tutti i temi che oggi caratterizzano il dibattito sul destino dell’arte nell’era della quarta rivoluzione industriale.

Anche se le forme espressive sono inevitabilmente cambiate e anche se molti slanci ottimistici si sono rivelati ingenui, il Futurismo e le molte esperienze che ne sono derivate dimostrano che l’Arte può e deve raccogliere la sfida tecnologica.

La prof, Maria Pia Caprai, docente di letteratura inglese ,ha focalizzato l’attenzione sulla prima fase della poesia di T.S. Eliot, ricercando gli elementi e i lineamenti che meglio hanno descritto i momenti di crisi culturale ed e sociale attraversati dell’Europa tra le due guerre. In particolare, in The Waste land, section III “The fire sermon” emerge il senso di frustrazione e disorientamento causato dalla sua vana ricerca di senso della condizione umana, di fronte ai tragici eventi relativi alla Prima Guerra Mondiale. In netto contrasto con gli ambienti dei salotti culturali del tempo. I valori della società erano cambiati e sembrava non esserci più alcuna credenza in una vita spirituale. Con la sua poesia Eliot esprimeva il vuoto, il pessimismo, il degrado e la complessità del mondo contemporaneo. Il grande scrittore, premio Nobel per la Letteratura nel 1948, che amava definirsi un “classico moderno” può accompagnare ogni lettore a riflettere sulla propria dimensione esistenziale aprendo nuovi orizzonti nella ricerca di senso della condizione umana, purché si mantenga un atteggiamento di apertura e di ricerca, con fiducia nelle potenzialità dell’intelligenza umana.

La prof. Alessandra Cafiero, docente di Letteratura italiana,   ha presentato una particolare lettura di Giovanni Pascoli come “poeta astrale”. Questa suggestiva espressione del critico G.Getto sembra essere in contrasto con la più abituale interpretazione del poeta delle piccole cose, degli orizzonti limitati, del mondo agreste degli affetti e delle tragedie familiari. Ma nella lirica “ il bolide”, pubblicata nella raccolta “Canti di Castelvecchio”, accanto a alle suddette tematiche ,in modo imprevisto e improvviso appare una meteora, che nello scorcio del cielo popolato di stelle lontanissime provoca nel poeta spettatore una sorta di visione affascinata, ma repentina: una vertiginosa emozione istantanea  che lascia l’animo smarrito di fronte ad un universo infinito, in cui si avverte la propria piccolezza e insignificanza, Tutte le cose sia piccole che grandi rimandano simbolicamente  ad una condizione esistenziale personale ed universale di solitudine, di precarietà, di angoscia. Il rapporto tra l’io e il mondo, caduta la certezza del dominio razionale sulla realtà esterna ed interiore, crea una convergenza tra quotidianità e infinito che si incontrano nell’impossibilità di penetrare con l’intelligenza il mistero della vita. Pascoli è quindi interprete della crisi della cultura del primo 900, poeta “decadente” per eccellenza, innovatore del linguaggio poetico, legato in modo del tutto personale alle grandi esperienze del Simbolismo e dall’Espressionismo europeo.

 

La dottoressa Annalisa Consolo, attrice e scrittrice, ha accompagnato gli interventi, leggendo una parte del Manifesto tecnico della pittura futurista, il testo di T,S Eliot The fire sermon in traduzione italiana e la lirica Il bolide di Giovanni Pascoli.


INVITO al seminario


Il tema è emerso a seguito dell’incontro dei Gruppi di studio del 3 luglio u.s. e della recente consultazione del Comitato scientifico, che hanno concluso l’analisi articolata sui vari aspetti della società complessa, percorsa da vistosi segnali di crisi, iniziata nel giugno del 2023. A quanti hanno collaborato va il nostro più vivo ringraziamento.


Si tratta di affrontare il problema della situazione dell’uomo contemporaneo di fronte al sormontare della “civiltà tecnologica”, un problema che condiziona a fondo la cultura moderna: dai toni trionfalistici di stampo positivistico al tema angoscioso dell’alienazione, che è la sofferenza dell’uomo nel sentirsi strumento di un destino di progresso che lo trascende.


Oggi si ripropone in forme nuove e molto più imponenti con il modello dell’Intelligenza Artificiale, modello altamente razionalizzato, frutto meravigliosamente funzionale del pensiero scientifico e tecnologico.


Si parla tanto di AI , in questo Seminario invece vogliamo aprire un’inchiesta sull’Intelligenza Umana, per capire e chiarire in una serie di incontri che occuperanno tutta la nostra attività del prossimo anno che cosa si va modificando in questa forma di civiltà che si va plasmando sotto i nostri occhi.

Vogliamo arrivare alle conclusioni dell’indagine per decidere se essere protagonisti di questo cambiamento oppure vittime inconsapevoli. Su questo tema di grande attualità richiamiamo la vostra attenzione e sollecitiamo la vostra partecipazione.


In questa occasione, per chi vuole, sarà possibile rinnovare la tessera per il 2026.


"Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica, la cultura della famiglia, e la cultura dei media”. (Papa Francesco)

Grazie per averci contattato!

c/o Villa delle Palme Lungotevere delle Armi, 12 - 00195 Roma (RM)

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